Alla ricerca della speranza in un mondo in crisi.
XII Convegno mondiale di diritto costituzionale a Bogotà, Colombia 6-10 luglio 2026

Tania Groppi è professoressa ordinaria di Istituzioni di diritto pubblico nell’Università di Siena (dal 2001) dove insegna anche Diritto comparato e Diritto dell’eguaglianza di genere.

“Sustainable constitutionalism: Answers for a changing world” è il titolo del XII Congresso Mondiale di diritto costituzionale, organizzato dalla principale e più antica tra le organizzazioni mondiali di diritto costituzionale, la IACL (International Association of Constitutional Law – Association Internationale de Droit Constitutionnel), che si terrà dal 6 al 10 luglio 2026 a Bogotà, organizzato dalla Università Externado de Colombia.

Si tratta di un evento che, con cadenza quadriennale, raduna centinaia di studiose e studiosi di diritto costituzionale di tutti i continenti, che, affrontando lunghi viaggi e impegnativi costi, si riuniscono per incontrarsi di persona, presentando i risultati delle proprie ricerche e ponendo le basi per collaborazioni future. Un grande evento globale, che richiede un importante impegno alla sede in cui si svolge, e che segna una intera generazione di costituzionalisti, nella interazione con la cultura e l’accademica locali. Gli ultimi congressi mondiali si sono tenuti a Johannesburg (2022), Seoul (2018), Oslo (2014), Città del Messico (2010), Atene (2007), e ognuno di essi ha costituito una tappa indimenticabile nel percorso accademico e personale dei partecipanti.

In un mondo sempre di più interconnesso, in cui le occasioni di incontro e di viaggio si moltiplicano, il Congresso mondiale, con la sua capacità aggregativa globale, continua a rappresentare un momento unico e speciale. Le due lingue ufficiali dell’associazione IACL, inglese e francese, alle quali si affianca, in base alla sede organizzatrice, un’altra lingua, caratterizzano un Congresso che cerca sempre di andare oltre il mondo anglofono, ormai dominante anche nel campo del diritto, per aprirsi a una visione inclusiva ed effettivamente globale. La partecipazione delle associazioni nazionali di diritto costituzionale, che sono le fondatrici della IACL, fa sì che si riescano a mobilitare anche costituzionalisti che, per attitudine o ambito di ricerca, sono solitamente poco propensi alla comparazione e ai viaggi. Tutto ciò genera la possibilità di una circolazione di idee ed esperienze che non esiste in nessun’altra associazione di diritto pubblico o costituzionale.

Il prossimo Congresso mondiale si svolgerà a Bogotà, in Colombia. L’attesa è grande, soprattutto per il particolare momento storico in cui il convegno si svolge, che suscita interrogativi e preoccupazioni sul futuro del costituzionalismo. L’Associazione IACL, infatti, è stata fondata negli anni 1980 e si è sviluppata soprattutto a partire dagli anni 1990, quando i congressi mondiali hanno cominciato a radicarsi e ad attrarre un numero crescente di partecipanti. Questa espansione dell’Associazione è andata di pari passo con l’espansione del costituzionalismo, che, dopo il 1989, ha conosciuto una portata globale. Le transizioni democratiche avviate in tutti i continenti dopo il crollo del blocco sovietico hanno prospettato, almeno per venti anni, uno scenario ottimistico, nel quale la democrazia costituzionale è sembrata in grado di toccare tutti i paesi del mondo. Separazione dei poteri, rule of law, garanzia dei diritti fondamentali sono diventati obbiettivi raggiungibili anche per Stati segnati da decenni, o secoli, di regimi autoritari, che hanno iniziato ad adottare costituzioni democratiche. Tutto ciò mentre a livello internazionale si andavano consolidando, specie in Europa, America latina, Africa, organizzazioni regionali che hanno posto al centro la garanzia dei diritti umani, e le Corti a ciò deputate. Gli studiosi di diritto costituzionale sono stati tra i protagonisti di questa stagione, coinvolti direttamente, in qualità di esperti, nelle transizioni democratiche. I congressi mondiali sono stati spesso l’occasione per un confronto su questi processi di democratizzazione, alla ricerca di best practices da importare/esportare e diffondere.

Ebbene, l’epoca che viviamo è assai diversa. Ormai da vari lustri la costruzione del “costituzionalismo globale” è in crisi. Molte delle nuove democrazie create negli anni 1990 sono ritornate ad essere autoritarismi, mentre anche nelle democrazie consolidate sembrano prevalere, o comunque raccogliere significativi consensi elettorali, forze politiche e culturali che rifiutano il costituzionalismo. Questa trasformazione in corso all’interno degli Stati ha un impatto anche sullo scenario internazionale, indebolendo le organizzazioni internazionali e regionali, e i tribunali dei diritti umani. Insomma, siamo di fronte a una “regressione”, rispetto alla grande avanzata dei diritti e della democrazia vissuta a cavallo del millennio. Tutto ciò impone ai costituzionalisti di riflettere sulle lacune e i difetti del modello che era stato costruito: perché la democrazia costituzionale si è rivelata così debole? Quali sono gli elementi di fragilità? Come renderla più forte, resistente, o come si dice oggi “resiliente”? Come far sì che i cittadini comuni la percepiscano come una eredità da difendere? Quale ruolo gli esperti possono svolgere in questo nuovo contesto?

Alla ricerca di risposte, l’Associazione IACL ha deciso di rivolgersi al Sud globale. Nel 2018, il Convegno mondiale si è svolto nell’Asia orientale, a Seoul, una regione in grande sviluppo economico, nella quale in alcuni paesi, non senza difficoltà, il costituzionalismo si è sviluppato, a partire dalla “esportazione” forzata in Giappone nel secondo dopoguerra, e sta cercando strade autoctone, soprattutto nella separazione dei poteri e nel rule of law, come mostrano le recenti vicende della Corea del sud. Nel 2022 la scelta è stata ancora più evidente. Ci si è rivolti al paese che rappresenta il simbolo delle transizioni costituzionali degli anni 1990, al Sudafrica. La fine pacifica dell’Apartheid, il carattere negoziato della transizione sudafricana, la gestione della memoria, hanno dato vita a una costituzione centrata sui diritti fondamentali e sull’eguaglianza sostanziale, emblematica di tutto il costituzionalismo post-1989. Riunirsi a Johannesburg, incontrare i protagonisti di quella stagione, ha voluto dire cercare di abbeverarsi alle radici più vive della storia recente del costituzionalismo. La visita del carcere di Nelson Mandela, della Corte costituzionale, del Museo dell’Apartheid, l’incontro con il giudice e combattente per la libertà Albie Sachs, hanno rappresentato per i partecipanti, soprattutto per i più giovani, momenti indimenticabili. Allo stesso tempo, ciò ha significato anche affrontare la realtà odierna, fatta di violenza, diseguaglianza, esclusione, le molte promesse non mantenute del costituzionalismo e le importanti difficoltà democratiche del paese.

Ed eccoci arrivati ad oggi. Nel 2026 il grande evento globale, il Congresso mondiale della IACL, sarà in Colombia, a Bogotà. Guarderà all’America latina, alla ricerca strenua di soluzioni per un “costituzionalismo sostenibile”, come recita il titolo del convegno. Ma cosa vuol dire “costituzionalismo sostenibile”? e perché proprio l’America latina? Anzi, perché proprio la Colombia? Il discorso sarebbe lungo, ma in sintesi possiamo dire che dopo la fine della guerra fredda, l’America latina ha fatto piano piano il suo ingresso sullo scenario globale del costituzionalismo, emergendo sempre più come portatrice di innovazione e di speranza. Una delle regioni del mondo che fin dall’epoca della conquista coloniale, passando per gli innumerevoli regimi autoritari, ha visto la più estrema violazione dei diritti umani, è invece diventata una delle regioni nelle quali proprio i diritti umani hanno assunto il maggiore rilievo. Benché la realtà continui ad essere marcata da gravi violazioni, diseguaglianze, povertà, sfruttamento, nel discorso pubblico i diritti umani hanno assunto un ruolo centrale sia nei singoli Stati che a livello regionale, grazie alla Corte interamericana dei diritti umani. Allo stesso tempo, proprio in America latina la nozione di diritti umani sta sperimentando una importante evoluzione, arrivando a includere i diritti della natura, in una riscoperta del legame con la Madre terra che caratterizza i popoli indigeni e le tradizioni ctonie. Una visione che, grazie anche al papato di Papa Francesco e alle sue encicliche, è andata acquistando una visibilità a livello globale.

La lotta per l’effettività del diritto e dei diritti, cioè per far sì che questa visione, iscritta negli atti normativi (trattati internazionali, costituzioni, leggi), riesca a trasformarsi in realtà, a incidere nella vita concreta delle persone, è al centro del costituzionalismo latino-americano, che valorizza in particolare il ruolo dei giudici come soggetti capaci di andare oltre le reticenze di una politica spesso nelle mani dei grandi gruppi di potere. Ma non c’è solo l’attivismo dei giudici, in America latina. C’è anche l’emergere di un protagonismo della società civile, attraverso i movimenti di protesta e la mobilitazione, alla ricerca di strumenti di espressione democratica che vadano oltre la democrazia rappresentativa.

Di tutte queste tendenze, la Colombia rappresenta un caso emblematico. Un paese che esce, grazie a un Accordo di pace complesso e controverso, da decenni di guerra civile. Attivisti, movimenti, donne, popoli indigeni, ambientalisti, che lottano per i diritti in un contesto spesso difficile. Una Costituzione, del 1991, che si colloca pienamente nel quadro delle transizioni degli anni 1990. Un potere giudiziario, soprattutto la Corte costituzionale, che con coraggio cerca di sfidare i grandi gruppi di potere e difendere i diritti. Una forte tradizione accademica, supportata da istruzioni educative e di ricerca serie e riconosciute, tra le quali spicca proprio l’Externado, che organizza il Congresso mondiale. Insomma, un luogo in cui fare esperienza delle difficoltà, ma anche delle potenzialità del costituzionalismo nel pieno del XXI secolo. In cui discutere delle sfide, delle soluzioni, delle possibilità. In cui guardare al futuro (questo il senso della parola “sostenibilità”). E, soprattutto, di guardare al futuro alla ricerca di elementi di speranza. Questo il compito a cui i costituzionalisti sono chiamati oggi. E proprio per rafforzarsi, e ritornare più motivati e solidi al proprio lavoro, nei rispettivi paesi, essi si riuniranno nel 2026, a Bogotà, Colombia.

Tania Groppi è professoressa ordinaria di Istituzioni di diritto pubblico nell’Università di Siena (dal 2001) dove insegna anche Diritto comparato e Diritto dell’eguaglianza di genere.

È vicepresidente del Gruppo di esperti indipendenti sulla Carta europea dell’autonomia locale del Consiglio d’Europa, constitutional advisor del Congresso dei poteri regionali e locali dello stesso Consiglio d’Europa e componente del Comitato esecutivo della International Association of Constitutional Law. È stata assistente di studio presso la Corte costituzionale italiana dal 1993 al 2004.

Ha svolto attività di Institution building, tra l’altro, in Iraq, Repubblica democratica del Congo, Tunisia. Ha coordinato e coordina molteplici progetti di ricerca di rilievo nazionale ed internazionale, specialmente sulle tematiche della giustizia costituzionale, globalizzazione del diritto costituzionale, populismo e regressione costituzionale, diritti delle donne, federalismo e regionalismo.

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